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Lettera di licenziamento

Stamattina ho firmato la lettera di licenziamento. Da settembre non sarà più insegnante.

Il 19 febbraio farò sessant’anni. Non so quanto tempo mi resta da vivere, di sicuro non mi metterò nessuna maschera, anzi voglio spogliarmi sempre di più.

E nudamente vi chiedo di andare in libreria a cercare un mio libro. le grandi marche fanno uno spot e va in onda. Il poeta deve mettere la sua faccia e dire compratemi. E non so neppure se funziona come azione di marketing.

a me non interessa il guadagno, a me interessa che un libro bello arrivi sotto gli occhi di persone belle. alle persone a cui sto antipatico questo post mi renderà ancora più antipatico, ma io non ho mai creduto all’ipocrisia, alla falsa modestia.

se avessi avuto un altro carattere avrei fatto una carriera molto più veloce. magari mi sarei trasferito a roma o a milano, avrei avuto quelle amicizie che aiutano.

ma io sono infiammato dalla paura della morte, sono infiammato dalla nevrosi. io dormo tre ore a notte e scrivo dal 1976….

vi chiedo di andare in libreria perché ho ingaggiato una battaglia culturale per portare la poesia fuori dal recinto in cui era finita, un recinto sempre più asfittico. fino alla mia morte nessuno può immaginare che io mi arrenda o che mi metta ad amministrare il mio piccolo successo.

Userò tutte le mie forze per raggiungere i grandi cuori che meritano di essere raggiunti. in questi anni ho scoperto che ci sono in giro persone straordinarie, persone che non solo sono generose, ma hanno anche una bellissima lingua. la mia poesia deve arrivare a loro e loro devono arrivare a me.

ci dobbiamo conoscere per quanto è possibile.

Franco Arminio

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