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Anno 2019, non possiamo più permetterci il lusso e lo sfarzo di vivere al di sopra delle nostre reali e fattibili possibilità, non possiamo più utilizzare gli oggetti senza chiederci cosa c’è dietro, senza sapere cosa succede prima che arrivi a noi per essere usato e peggio ancora gettato, soprattutto nel caso degli oggetti usa e getta.

Ma non è il solo caso, ne abbiamo un’altro di caso che si chiama obsolescenza programmata, aspetto questo di cui non possiamo più fare a meno di non conoscere, la non conoscenza ci espone a rischi molto grossi e che in gran parte sono già presenti, sono già sotto i nostri occhi, mi riferisco al consumo sfrenato delle risorse e al conseguente e disastroso inquinamento dello stesso ambiente in cui viviamo.

Un grosso aiuto per fare luce e comprendere le dinamiche che ci hanno portato nel caos estremo in cui stiamo vivendo, ci viene dato dai testi preziosi scritti da Mario Haussmann, di cui riporto di seguito un piccolo pezzetto che ritengo emblematico e viscerale, che in un solo colpo e in modo molto sintetico ci permette di sbirciare sugli aspetti fondamentali che hanno generato l’apocalittica situazione in cui ci troviamo.

Da Il manifesto della sociosofia

Alla vigilia di Natale del lontano 1924 si riunì a Ginevra un gruppo di signori distinti e riservati. Questi signori erano i rappresentanti ufficiali delle maggiori aziende produttrici di lampadine del tempo, tra cui l’Osram tedesca, l’International americana, la Philips olandese, la Compagnie des Lampes francese, la Tungsram ungherese e altre.

il manifesto della sociosofia

Quest’élite di produttori di lampadine a incandescenza, negli ambienti esclusivi di Ginevra diede vita a “Phoebius”, descritto come l’«…accordo per lo sviluppo e il progresso dell’industria internazionale delle lampadine elettriche», sottoscritto da tutti quei signori allo scopo di «…assicurare la collaborazione di tutti i sottoscrittori dell’accordo per la salvaguardia di un più vantaggioso utilizzo delle capacità industriali nella fabbricazione di lampadine, per l’assicurazione e il mantenimento di una qualità costante, per il miglioramento del rendimento economico nella distribuzione delle vendite e per il miglioramento della resa dell’illuminazione e l’aumento del consumo di luce a vantaggio del consumatore».

 

lampadina a incandescenza

 

Queste frasi, dal suono innocente, servirono a velare il primo cartello industriale mondiale. La sua strategia economica aveva obiettivi ben diversi dal bene del consumatore. Difatti, dagli atti e dai protocolli di questo convegno si evince senza alcun dubbio che oltre a fissare alcuni standard comuni, come gli attacchi delle lampadine, lo storico accordo Phoebius verteva intorno al punto centrale di limitare la durata di vita delle lampadine stesse. L’anno seguente un comitato esecutivo nominato da Phoebius fissò la durata di funzionamento delle lampadine da lì in poi prodotte a 1000 ore.

Una curiosità a margine: in una caserma dei vigili del fuoco in California vi è una lampadina, prodotta alla fine del 1890, quindi decenni prima dell’accordo, che è in funzione quasi ininterrottamente da allora. Questa longeva lampadina ultrasecolare è menzionata perfino nel Guiness dei primati.

(Dal Manifesto della Sociosofia di Mario Haussmann)

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